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lunedì 12 luglio 2010

New York I love you.











Leggere Tagore e sentire il proprio essere parte di un'essenza universale dev'essere una fase della maternità. Come avere un secchio rosso vicino al letto per la nausea perenne. O una persona vicino che ti bacia la pancia. Spero di non invecchiare. Perchè, in fondo, siamo tutti innamorati dell'eternità.

lunedì 5 luglio 2010

It's all over.


Ci sono delle cose che mi piacciono di me. Prima di tutto. Nulla di ciò che faccio è, è mai stato, o sarà mai, casuale. E nemmeno il mio sesto senso è soltanto invenzione. I miei occhi che cambiano col tempo, non sono uno scherzo. I sentimenti che provo per le persone che ho intorno, sono reali. Tutto quello che scrivo si avvera. Sbatto la testa soltanto perchè mi piace sentire cos'è il dolore. Sono convinta che la vita sia un continuo trattenuto morire. La cosa che amo di più è la mia predisposizione per l'improvvisazione. Non ci sono libri che io dimentico. Ma vale la pensa dimenticare delle persone. Una volta mi hanno detto che fare l'amore con me era l'esperienza più bella che un uomo potesse fare. Da quella volta quella persona non si stanca di ripetermelo. G. dice che faccio l'amore come un uomo, perchè in quel momento non mi preoccupo di nient'altro. Ma lei mi reputa tanto fortunata. Io credo nel piacere come una sublimazione dei sensi. E nella donna come unico essere in grado di dare innocenza a tutto questo. Per questo io non faccio l'amore come un uomo. Io faccio l'amore come una donna. Per me l'amore è una parola. Poi non ne servono necessariamente altre. Serve piuttosto molto coraggio e tanta voglia di sbagliare. E questo accade con tutte le parole. Per ora basta parlare di me. Volevo soltanto dei riflettori. Sulle mie parole. Non mi sento in soggezione. Mai. Cosa sarà mai. Che cosa sarà mai di fronte a tutto questo. Una cosa bellissima. E continuiamo a guardarci intorno. Sarah, Terry, e Cloe-Robert come una grande famiglia che non ho mai avuto.

giovedì 31 dicembre 2009

Dolce Mente


Forse perchè domani non cambierà nulla. E invece io vorrei cambiasse tutto. Forse perchè mi sento così. Un'Atene durante le guerre persiane. Un fiore cresciuto troppo eppure ancora troppo pericoloso. Un grosso errore. Un'opportunità mancata. O forse perchè non mi sento affatto.


Così la vostra D.V., un'affascinante ed evidentemente troppo seducente folle pazza irrequieta instabile aspirante scrittrice, naufraga qui. Dolcemente.