
L'esperienza insegna che dopo la tempesta c'è il sereno. O meglio, dietro la collina ... Il sole. Ma nessuno parla mai della tempesta dopo il sereno. O delle montagne dietro il sole. Perchè, per dirla tutta, questa felicità del cazzo, dura veramente poco. E non si riesce ad avvertirla neppure in tempo, che è già volata via. Secondo le più pessimistiche teorie di me ed A., filosofe in via di sviluppo, non c'è gioia che non si porti dietro un dolore lancinante. Una fitta al cuore da trafiggerlo. Una pallottola conficcata in un polmone. E tutto questo perchè ogni cosa è destinata a cambiare. Non è la fine ad uccidere l'uomo. Ma è il mutamento. Non esiste nessuno spirito di adattamento. Il cambiamento soffoca le aspettative e buca l'anima. Ed è la felicità, quel sentimento che tanto ci affanniamo a ricercare, che poi, più velocemente di quanto crediamo possibile, si trasforma in dolore. E non c'è rimedio a tutto questo. Perciò, certe notti, cerco di non arrivare ad essere esattamente felice. Cerco di farmi cullare dal dolce cinismo che chiunque leggeva nei miei occhi quando ero più piccola. E che adesso ha semplicemente assunto altre sembianze.
"Hai uno sguardo meraviglioso."
"è soltanto endorfina."
Ps: basterà una conchiglia a cambiare il destino?