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giovedì 8 luglio 2010

I saw her standing there.


Non so cosa sia successo esattamente dentro quell'aula. So soltanto che mi mancava l'aria. Che la porta era aperta, e fuori c'era davvero molta gente. L'unica cosa che ricordo è una domanda. Il presidente mi ha chiesto. Cosa vuole fare da grande. Ed io ho risposto. La scrittrice. Lui mi ha detto che allora non potevo scrivere in questo modo. E ha indicato il mio compito di italiano. Ha detto. Tu scrivi soltanto per te stessa. Se vuoi fare la scrittrice devi scrivere per il tuo pubblico. Forse anche James Joyce scriveva per sè stesso. Forse anche Virginia Woolf. Forse anche Burroughs. O forse, che so, anche i premi Nobel per la letteratura scrivevano per loro stessi. Non credo di poter scrivere per gente come lei, signor Presidente. Il problema è che cerco soltanto di aprire un mondo diverso alla gente. Il problema ancora più grande è che molte persone preferiscono chiudersi nel loro piccolo mondo. Il problema più grande del problema più grande è che non me ne frega un cazzo.
Mentre la realtà è che i miei editori mi adorano, ho portato avanti un giornale completamente sola per tre anni, e per i nuovi articoli ho un fumettista eccezionale.

domenica 4 luglio 2010

A minor incident.


Se non credo in Dio, Dio solo sa perchè. La creatività non è di casa qui. E se lei risciusse solo a vivere di favole, bhè, ne sarei davvero felice. Mammina e papino mi sbattono fuori casa giovedì mattina. Cerco solo un modo per trasferire i miei libri. Non pagheranno un camion.

martedì 29 giugno 2010

Puro e disposto a salire le stelle.



Sono incinta.

Non voglio aggiungere altro. Mi sembra di avere dentro un segreto vitale. Le SenecaFalls furono il primo gruppo femminista della storia, prima di diventare una canzone dei Distillers. Per questo voglio soltanto trovare un significato a tutto questo. Prima di prendere qualunque decisione. Diciannove anni sono pochi, ma sono anche tanti.

martedì 15 giugno 2010

Superstar.


Alle mie parole, solitamente, dò sempre un certo peso. A quelle degli altri non credo mai. Se prima di andare a letto decido di abbandonarmi a qualche strana illusione, il giorno dopo mi accorgo che tutto è stato un sogno troppo breve. Se c'è qualcosa che mi sta curando in questi giorni ... Bene. Non è altro che Jonathan Coe. E quando arriverà il momento di scegliere. Se buttarsi in un buco nero, o spingerci dentro qualcun altro. Tornerò qui per dare un'occhiata a questi dolori. Vivo ormai oscillando tra il senso di colpa e l'accattivamente piacere di un attimo, che porterà alla rovina. Prima o poi.

martedì 1 giugno 2010

Someday (e le canzoni che non si dovrebbero ascoltare).


Leggo interviste da un po' di giorni ormai. Ma allo scopo di non tremare. Di dimenticare questo orribile rapporto che ho con il tempo. Quello esteriore. Quello delle guerre e dei documenti ufficiali. Quello delle tragedie e dei secondi. Io non riesco a ricordarlo. Soltanto per questo combino disastri. Coltivo lacrime e/o batticuori. Ed oggi ho visto venti euro di eroina sotto un treno. Finire lì per amore. Quelle cose che nemmeno Doherty per la Moss. Porca puttana. E guarda come riduco un uomo.

PS: è successo anche che m'hanno pubblicato un racconto in un'antologia. Eh già. E che C. l'ha letto tre volte, A. s'è messa a piangere, e D. preferisce la seconda parte. Love.