domenica 13 giugno 2010

Anche SenecaFalls scrive poesie.


IRREALE


Brillanti

Seducenti

Le nuvole palpitano

In un concerto memorabile

dalla luce perfetta.

è così che vogliono essere osservate.

Come fossero delle dee imperfette.

Come mi invitassero gentilmente

a subire punizioni micidiali.

Candidi occhi,

Porno movenze.

Ricordi e spettri.

Il cielo è un inferno divino,

è nella perfezione assoluta che lottano i peggiori bisogni.

Le paure migliori.

è nell'ordine che le porte si aprono come cosce bianche

e iniziano danze celestiali di

scheletri coperti d'oro

o vestiti da angeli dentro tuniche cremisi.

Poi basta un lampo

Una stagione

Basta un fiore morto a scaraventare tale

bellezza

sulla nostra vita.

E per un secondo,

Un secondo soltanto,

a sentirne l'odore irreale.


venerdì 11 giugno 2010

Waka. Waka.


Io ed il professor C. siamo stati vittime di un disastro questa mattina. Le sue parole confortanti, simili a quelle di un redattore di un giornale estinto che crede ancora nelle tue potenzialità, sono state. Non preoccuparti. Queste sono cose che non dovrebbero mai succedere, ma non preoccuparti. E soltanto qualche ora dopo SenecaFalls scopre il secondo successo dell'anno dei piccoli aborti del suo talento, con la pubblicazione della poesia Nuvole su un libro dalla copertina color mogano. Che richiama la tinta che tanto scandalizzò suo padre due anni fa.

In questo momento SenecaFalls è interdetta. Pensa al mare come qualcosa di troppo lontano, e alla maturità come qualcosa di troppo vicino, pensa ad una mosca che le calpesta i quaderni (e nessuno può toccare i suoi quaderni), pensa che momentaneamente l'unica certezza della giornata è il sesso, nella sua vita. Può chiamare S. e fare dell'ottimo sesso, e provare affetto di fronte al suo caldo sperma bianco, e credere in questo modo che l'amore non esiste.

Smetterà poi di farsi forza con questa convinzione, perchè si ricorderà di quanto le riesce bene amare. Talvolta.

Mi piaceva Roosvelt. Cosa posso farci.


mercoledì 9 giugno 2010

Wonderland.


Tutti possono dire bugie. Tutti possono distorcere la tua realtà e sbattertela in faccia. Guarda, non è come credevi tu. Questo si chiama essere oggettivi. Ma io nell'oggettività non ho mai creduto. Credo nel pentimento, credo nell'amaro, credo nel dolce, credo nella carta stampata, credo nei paradisi artificiali e nei paradisi in generale, credo che l'inferno non sia da nessuna parte se non dentro di noi, credo nelle paure, credo nei sogni che hanno spazio e tempo ovunque. Credo che non esistono limiti, credo negli odori. Credo in Carroll e nella Beat Generation, credo nell'ultima spiaggia, credo nel Re Lucertola, credo in S. quando provo piacere, credo nell'eterno ritorno, credo nello sguardo della gente. Credo che quando i tuoi lavorano puoi prendere la macchina e star via fino alle sei, credo nelle azioni fatte soltanto perchè ti andava, credo nell'impossibilità di aver un futuro oltre il domani, credo in Kurt Cobain, credo nella fine e nel cambiamento, credo nell'esperienza, credo nel luogo delle idee, credo in Socrate e Platone, credo nei maestri del sospetto, credo nel mio talento.

E lei di tutto questo, figlia di puttana, lei di tutto questo non ha capito niente.


Non me le faccio più illusioni simili.


lunedì 7 giugno 2010

SenecaFalls versione inchiostro (ovvero, quando le cose vanno esattamente come dovrebbero andare).


Non si sa sempre dare un senso alle giornate.
Passano, o rimangono lì per sempre.
Puoi trovarci dentro una poesia, o una canzone. Tua, o di qualcun altro. Magari sbagli il tempo, il sole corre troppo, la luna arriva in anticipo, le nuvole quasi ti si aggrappano addosso.
Certe volte Noah sognava. Di giorno era tutto diverso. I pensieri non dovevano fare a pugni col buio. Bastava un muro bianco, un dettaglio.
E comunque, a certe giornate bisognava proprio mettere dei punti di sospensione. Sai quelli che ti tolgono il respiro, perché arrivano, te lo strappano dal petto, e se lo portano via lontano? Ecco, quelli.
Noah piegò tutti i vestiti con cura, quella sera. Se avesse avuto una valigia li avrebbe infilati lì. Non aveva esattamente il coraggio di partire. È che Noah aveva semplicemente il bisogno di pensare di poter andare via, di avere questa possibilità, di poter giocare questa carta. Volare. Viaggiare. Vivere. Una serie di azioni che iniziavano per ‘V’. Per non essere eternamente intrappolata in giornate come quelle. Per non limitarsi soltanto a prendere un foglio e scriverle. Per dimenticarle, magari. Col tempo. Una di quelle cose che non riesci a fare mai. Le sembrava di averlo letto da qualche parte. Era un piccolo libro che parlava di Leopardi. Diceva che quando conosci sempre posti nuovi, i ricordi si accavallano l’un l’altro. Quasi si rincorrono. E poi se ti guardi indietro trovi sempre e solo sfumature. E si sa. Sono le sfumature a renderci felici.
E invece noi sempre a cercare visioni precise.
Come quei ricordi che più cerchi di mandare via, più ti si aggrappano addosso. Ti pregano, si inginocchiano, quasi sanguinano. Sono coperti di lacrime dolci, sembrano meravigliosi. Immobili.
E invece non ricordi di quando il passato, una volta, mentre era presente, era felicità, sì, ma non bastava nemmeno quella.
Perché Noah era fatta così. Lei nel presente non riusciva proprio a starci. Era come avvicinarsi di continuo ad una fiamma, e scottarsi.
Suonarono alla porta, poi. Noah volle pensare ad una sorpresa. Ma era la persona che aspettava.
Fecero l’amore in modo difficile, quella notte. Noah e quella persona. Come quando vuoi crescere a tutti i costi. E costruisci ogni secondo addosso al precedente con tutta la forza che possiedi. C’è costanza, passione, intelligenza. Sudore. Tutto è calcolato, la successione, gli scatti, gli sguardi. Vivi in modo diverso per un po’, forse dimentichi. Sì, forse Noah riuscì a dimenticare quella notte, vide solo sé stessa. Ci pensò, poi il giorno dopo. A quando fai qualcosa solo perché è il momento giusto. E bruci quel pensiero in una sigaretta fumata al buio.
E se noi lo portassimo fino al limite, il nostro momento?


sabato 5 giugno 2010

Non è SenecaFalls.


Non sempre ci si rende conto che SenecaFalls possa avere dei sentimenti.

Spesso si gira la testa dall'altra parte.

Si lascia passare il tempo in attesa che il suo umore cambi.

Non si fa mai nulla per far evolvere le situazioni.

Non sempre ci si rende conto che SenecaFalls non ha una psiche troppo stabile.

Spesso si crede di conoscerla a fondo.

Le si fa del male perchè si pensa che lei sia come tutti gli altri esseri umani.

Non si pensa mai che possa essere diversa.


giovedì 3 giugno 2010

Questo limite del cazzo.


Basta.

Basta.

Basta.


Io non so proprio vivere.

(Mi mancate tutti)



martedì 1 giugno 2010

Someday (e le canzoni che non si dovrebbero ascoltare).


Leggo interviste da un po' di giorni ormai. Ma allo scopo di non tremare. Di dimenticare questo orribile rapporto che ho con il tempo. Quello esteriore. Quello delle guerre e dei documenti ufficiali. Quello delle tragedie e dei secondi. Io non riesco a ricordarlo. Soltanto per questo combino disastri. Coltivo lacrime e/o batticuori. Ed oggi ho visto venti euro di eroina sotto un treno. Finire lì per amore. Quelle cose che nemmeno Doherty per la Moss. Porca puttana. E guarda come riduco un uomo.

PS: è successo anche che m'hanno pubblicato un racconto in un'antologia. Eh già. E che C. l'ha letto tre volte, A. s'è messa a piangere, e D. preferisce la seconda parte. Love.