martedì 25 maggio 2010

La crisi delle certezze (ovvero, Esame di Stato 2010).


Perchè in fondo io non sono altro che un'ancoraperpoco diciottenne in preda a crisi di panico per l'esame di Stato.

Oggi F. è balzata in piedi sul banco col cellulare in mano e ha urlato. LE COMMISSIONI. SONO USCITE LE COMMISSIONI. Ci siamo precipitati sbraitanti fuori dalla nostra classe e abbiamo dato via al passaparola più angosciante della storia. Presidente della commissione: D.L., uomo crudele e spietato, portatore di morte, ladro di anime, sopravvissuto miracolosamente ad un ictus e pozzo di profondo rancore. Ecco a voi, D.L., ecco a voi il capriccio, l'ignoranza, l'uomo che fece della Divina Commedia uno stile di vita, dimenticando Pascoli, D'Annunzio, Pirandello.

Se avessi tempo per farlo, tra la traduzione di 250 versi di Euripide e lo studio delle galassie, sono sicura che mi ammazzerei.

Il 3B trema, il terrore si diffonde, questo è un horror da Oscar, questa è la straziante agonia delle nostre aspettative, questo è oblio, questo è baratro. Siamo la Generazione X, e non riusciamo a dare un senso alla nostra vita.


domenica 23 maggio 2010

Si può fare di un bisogno solo un desiderio.


Dramma. Fantasmagorica tragedia greca. Stupide e fottute pedine di una scacchiera dai colori improbabili. Errori. Errori. Errori. Sempre gli stessi errori. Disegni e piccoli fili invisibili su un foglio già macchiato d'inchiostro. La tv ha ucciso il dialogo. Spenta. Finalmente. Spenta. Ti seguo e questa danza è quasi orribile. La musica uccide. La musica smette di esistere. E quando non c'è ossigeno tutto muore. C'è un tempo. Sentimenti a scadenza. Numeri che dovrebbero essere eterni. Tu dovresti essere eterno. Magico seduttore. Inutile resistenza. Punti deboli. Carezze omicide. Uccidimi. Credevo lo avresti fatto. Credevo che mi avresti colpito alle spalle con un coltello. Io ed F. andremo via di qui. E di te non mi importa nulla. Dipendenze che vanno abbandonate.


venerdì 21 maggio 2010

A che ora è la fine del mondo.


Probabilmente sembra che io abbia sempre molto tempo da perdere se praticamente ogni giorno sono qui a scrivere qualcosa che potrebbe, obiettivamente, non avere troppa importanza. E nella stessa frase ho usato tre avverbi. Volutamente.

La verità è che io seziono il mio tempo con la precisione di un'affettatrice e così le mie giornate potrebbero essere paragonate ad un insaccato comprato nell'ipermercato di turno dopo mezz'ora di fila, perchè magari quando sei arrivato la tipa col cappellino bianco serviva il numero 2, e tu invece ti ritrovi in mano due cifre, magari il 25.

Oggi ho aumentato la produttività della mia giornata isolandomi dal mondo intero e dedicandomi semplicemente a Lucrezio, D'Annunzio, ed Ewa Barrett Dog, che mi ha implorato di portarla a fare un giro.

Sapete qual è il problema, è che scrivere ad un certo punto diventa come scopare. Però scopare da Dio.


giovedì 20 maggio 2010

Message in a bottle.




A. mi scrive: " Questa mattina ho sentito di aver indossato un involucro pazzesco per non morire dentro. Forse funziona. Ma appena sono a casa, da sola, sul mio letto faccio i conti con quello che ho nel cuore e brucia da morire. Mi fa venire le vertigini. Per tutto quello che c'era di bello e per tutto quello che si sta trasformando in una foresta intricata piena di spine e difficoltà da sopportare. Piena di fantasmi che ti infilano le mani dentro al cuore e te ne strappano un pezzo. E non te lo ridanno più, ma fuggono via lontano, facendoti sprofondare nell'oblio più totale. Sarà questo il risultato. Io dimenticherò ogni cosa. Forse questa storia vale anche per te. Resisti, noi dobbiamo conservare il nostro cuore. Ti voglio bene. "




Io rispondo: " Vedi, non sono soltanto i fantasmi a strapparci il cuore. A volte sono le persone reali quelle che fanno male. Quelle con un corpo intero e l'anima a metà. Sono quelle che fanno meno paura. Ma poi col tempo iniziamo ad averne. A tremare dentro come mai avremmo immaginato. Io so che un giorno morirò di questa sensazione insopportabile, di questo peso che mi opprime lo stomaco, di queste incomprensioni. Ti voglio bene anch'io. "




Il mio piacere fisico si è oggi identificato con una pioggia che cadeva, ma non nel mondo reale, ispirandosi ad una fantasia estetica che m'appartiene come pelle.




Sciocchezze, le mie.




martedì 18 maggio 2010

Scivolosa e profonda.


Le parole per me possono respirare da sole. Possono resistere sott'acqua per ore ed ore, possono produrre il proprio ossigeno. Possono gettarsi tra le braccia di uno sconosciuto, o scivolare, o commettere un omicidio perfetto. Hanno una vista perfetta. Hanno una vita perfetta. Non hanno morte, non hanno vita, hanno eternità e piccoli istanti di tempo, hanno amore, hanno odio. Hanno la bellezza che manca all'uomo, la sincerità che manca alla donna, la fragilità dell'autunno, il freddo dell'inverno.

Io mi sono presa a schiaffi con l'inchiostro, mi sono toccata con una fila di lettere, le pagine dei miei libri mi hanno baciato per ore. Io mi sento salva dietro le parole.


lunedì 17 maggio 2010

Per soddisfare i tuoi desideri.


Oggi non sono per niente felice. Perchè, semplicemente, vorrei che tutto non fosse sempre così complicato. Vorrei guardare in alto e non sentirmi così distante da tutto. Chiedo scusa a me stessa, certe volte. Non è giusto che io mi neghi un po' di abbandono e superficialità per inseguire ideali che si sono nullificati da soli. Mi dispiace.

Non c'è nessuno che mi stia vicino come Baudelaire, in questi momenti.


venerdì 14 maggio 2010

Perchè la dolcezza, se è pura, è come un crimine.


Sottotitolo: la citazione della Santacroce non è casuale. Ma vi sarete accorti che NULLA in questo blog è casuale. Casuale è una parola che mi piace e che trova molti riscontri nella mia realtà. Ma la MIA casualità è perlopiù tragicomica. COMUNQUE nulla mi vieta di rendere esplicite le mie intenzioni. Cito la Santacroce soltanto per la mia Madonna.

Non ho mai odiato tanto il paradiso di Dante come questa mattina. Quando con gli occhi per la maggior parte chiusi ho seguito la lezione pensando ad una vacanza a San Francisco. Non ho preso nessun aereo, e soprattutto nessuna decisione, questo pomeriggio. Ed eccomi qui a studiare (espressione tutt'altro che di stupore, immagino), anzi, se devo essere sincera, eccomi qui a fissare le mie calzette a righe e a pensare che sarebbe bene fare un po' di shopping domani, o di dipingere i miei capelli per metà turchesi, o di farmi quel maledettissimo buco all'orecchio o di rendermi conto che sto diventanto una patetica vittima del capitalismo.

Marx, signore supremo del saggio di profitto, torno da te.



"Devo assolutamente farmi una canna."

"Ma allora vedi che te fumi come una dannata."

"Non sono esattamente cose che ti riguardano. Io sostengo lo sballo privato per fini puramente artistici."


Sto bene, giuro.